L’obbligo della partita Iva sul web, ricorda l’informativa 15/2008 del 19 marzo scorso a firma del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, vige per tutti i soggetti passivi dell’Imposta sul valore aggiunto, indipendentemente dalle concrete modalità d’esercizio dell’attività. Il decreto presidenziale numero 633 del 1972 dispone, all’articolo 35, che l’Ufficio (provinciale Iva o sede locale delle Entrate) attribuisca al contribuente un numero di partita Iva, da indicare nelle dichiarazioni, nella home page dell’eventuale sito web e in ogni altro documento ove richiesto. Pertanto, sostiene l’informativa del Cndcec, gli ordini professionali che posseggono la posizione Iva sono tra i destinatari dell’obbligo di pubblicare il numero di partita Iva sul proprio sito istituzionale. Anche i collegi territoriali. Il mancato adempimento comporta una sanzione amministrativa che varia da 258,22 a 2.065,83 euro, ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera a) del decreto legislativo numero 471/1997.
Siamo abituati alle proroghe fiscali come al caffè del mattino, ma questa volta, a quanto pare, non ci sarà scampo. Il Fisco italiano, con un provvedimento dell'Agenzia delle Entrate di fine ottobre , ha messo il punto definitivo sull'integrazione tra Registratori Telematici (RT) e strumenti di pagamento elettronico (POS e app) . Tradotto in soldoni: dal 1° gennaio 2026 , il registratore di cassa e il POS non saranno più due entità separate che comunicano a sprazzi, ma due elementi di un unico, grande sistema di controllo incrociato. Preparatevi, perché il "collegamento logico" è il nuovo standard . 🤝 L'Unione Fa la Forza... e la Trasparenza Fiscale La Legge di Bilancio 2025 aveva già riscritto le regole, chiedendo la piena interazione tra il processo di registrazione dei corrispettivi e quello di pagamento elettronico . Lo strumento che accetta la moneta elettronica – sia esso l'hardware classico come il POS, sia un software o un'app – deve essere sempre...
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